KOLOR KATMANDU

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Quando si visita Kathmandu e i villaggi della valle, si perde il senso del tempo e dello spazio. Le città, le periferie e i campi sono inglobati una vallata racchiusa dalle montagne più alte e famose del mondo. Una tinozza piena di genti, templi, cani, risaie, bambini, monasteri, musiche, venditori, vecchi camion e motorette. Una bagnarola di umanità ricoperta da uno spesso strato di polvere e smog. O umidità e smog, a seconda di che periodo la si visiti. (stagione secca: Ottobre-Marzo; stagione umida: Aprile-Settembre).

Ho visitato la Valle cercando di modulare visite mattutine a villaggi anonimi, ai luoghi più famosi (e inevitabilmente turistici). Ho visto cerimonie cruente a Dakshinkali dove ancora si sacrificano animali a divinità sanguinarie, e visto corpi ardere sulle pire funebri di Pashupatinath circondati dall’affetto dei propri cari. Mi sono commossa al suono gutturale dei monaci in preghiera a Swayambhunath e fermata a scattare foto alle coppie che si corteggiano sulle scalinate dei templi a Bhaktapur. Mi sono allontanata dal centro e salita in alto per guardare la catena dell’Himalaya negli occhi, svegliata all’alba per ammirare il sole che ne illumina le cime e all’alto di Nagarkot ho contemplato le nebbie bianche diventare grigie di smog sulla città di Kathmandu, in lontananza.IMG_0873IMG_9724 copy

Giunta a Kathmandu, mi sono lasciata distrarre dal mercimonio, dal caos e dal rumore delle vie del centro di Thamel. Ho cercato pace e rifugio nel cortile della Kumari di Kathmandu e atteso lo sguardo capriccioso e benedicente la dea-bambina insieme ai fedeli Hindu.  Poi stanca sono tornata in albergo in rick-show osservando il tumulto nepalese seduta in carrozzella.

IMG_9034 copyIn questo caleidoscopio di umanità, i turisti occidentali che visitano il Nepal si distinguono in due categorie: gli alpinisti, i trekkers, quelli super attrezzati e accessoriati. Quelli che girano in mise termiche di Gore-tex©, zainetti porta tutto e ai piedi indossano solo pesanti scarponi anche per andare in centro a fare shopping o al ristorante. Quelli che affrontano lunghi viaggi pur di conquistare la Montagna e salire sul tetto del mondo. Quelli con sempre il naso scuro e il segno degli occhiali, tipo Gustav Thoeni.

Poi ci sono i turisti più “eruditi”, i viaggiatori radical-chic pigri che si arrampicano a fatica sugli scalini dei monasteri tibetani dai colori sgargianti. Quelli che sono qui per ammirare TUTTI i templi medievali elencati sulla Lonely Planet e dalle complicate architetture newari ma dopo un po’ esclamano: “…sono tutti uguali questi templi…”.  Alcuni al suono incessante delle campanelle, chiudono gli occhi in meditazioni lampo e sospirano: “Io faccio Yoga da 3 anni…!”.

Quelli che si commuovono davanti a bambini scalzi e col naso sporco a cui donano soldi e caramelle e bustine di shampoo dell’albergo, e poi contrattano il prezzo di uno scialle di Yak fino allo stremo delle forze per risparmiare pochi euro. Quelli che viaggiare nel III Mondo li fa sentire così fortunati…. Quelli che chiamano i “Turisti della Miseria”.

Ma a Kathmandu, volendo andare oltre, si possono fare anche incredibili incontri. Io ad esempio prima di partire avevo contattato un gruppo di giovani creativi che porta avanti diversi progetti interessanti nella periferia di KTM: i ragazzi della Sattya Media Arts Collective e conosciuti via Facebook mi hanno invitato a incontrarli. Così, grazie al tanto discusso social network, un pomeriggio di Gennaio ho incontrato Praful Lal Shrestha e Priti Sherchan: membri del collettivo, e con cui ho visitato il quartier generale della Sattya Media Arts a Lalithpur, nella periferia a sud di Patan.  Qui ho ascoltato le loro vicissitudini, in particolare relative al progetto Kolor Katmandu e di come nel 2011 siano riusciti a mettere insieme artisti tra stranieri e locali per produrre 100 coloratissimi murales (Mappa dei Murales).

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Ho ascoltato delle difficoltà a convincere del valore dei murales e della shared beauty (bellezza condivisa)  la comunità e gli abitanti delle periferie che, prima restii poi entusiasti, hanno man mano donato le misere pareti delle proprie abitazioni e recinzioni per la “causa”. Mi hanno raccontato le difficoltà per reperire materiali e le impalcature di fortuna, dei poliziotti che curiosi li interrogavano su questi affreschi e poi li aiutavano fermando il traffico o tenendo le scale. E come alcuni writers stranieri siano accorsi da tutto il mondo per contribuire con i loro graffiti e preziosi insegnamenti.  Poi come infine siano riusciti a produrre un libro e a guadagnarsi la stima e la benevolenza della comunità.

Tra i progetti attualmente in opera ci sono anche Urban Farming, e il Bato Ko Cinema: per portare il cinema nelle strade.

Green eyes
©Marco Colageo

Questo incontro con dei giovani creativi nepalesi mi ha fatto molto riflettere sulla “localizzazione” e i confini dell’arte all’epoca di Internet. Sapere che anche in Nepal ci sia una realtà ragazzi che vuole emanciparsi dal lavoro di contadino e artigiano, che usa i social network e nuovi media per fare arte, design,  e innovazione sostenibile come accade in tutte le metropoli moderne, mi ha fatto sentire – almeno per qualche ora – meno radical-chic o Turista della Miseria, e più cittadina del mondo.

Info viaggio: KATHMANDU DISCOVERY

LE FOTO: 100 KOLOR KATHMANDU

Francesca Braghetta

I grew up in Italy between Liguria and Sardinia, by sea, but I lived in London for three years where I was a Fine Art student at Central Saint Martins - College of Art and Design. When I returned to Rome I graduated in Comics and Illustration for children, and worked as a graphic designer and freelance photographer for few years. I love outdoor sports: snowboard is my favourite. I like writing and taking photographs, and in 2013 I started this travel blog. I have always been a curiosus person and I love travelling: I have visited 22 countries so far! I speak 3 languages fluently and I'm currently studying Chinese: 大家好!我叫晨光。I use a good old Canon 5D...

2 thoughts on “KOLOR KATMANDU

  • Wednesday February 12th, 2014 at 09:24 AM
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    dal tuo racconto sembra una bellissima esperienza .. la forza dei social network, del web deve essere questa! un trovare in contatto tra culture diverse!

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    • Wednesday February 12th, 2014 at 09:25 AM
      Permalink

      Assolutamente. Sono anni che viaggio informandomi dai Blogger, social network e contattando persone “sul posto” che al mio arrivo mi accolgono come una vecchia amica. 😉

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