VRINDAVAN: LA CITTA’ DELLE VEDOVE

Nessuno luogo del Sub-continente Indiano è più strettamente associato alla divinità Krishna come Vrindavan. Nel brulichio di luoghi sacri, templi e pellegrinaggi hindu nell’attesa della prossima reincarnazione, qui ogni giorno si celebra la gioia della vita.

Vrindvan e la storia

A poche ore di auto a sud-est di Delhi, Vrindavan è il luogo dove si dice la divinità sia cresciuta. Città fra le più sacre dell’India, Vrindavan si trova nella regione dell’Uttar Pradesh.

Secondo il grande poema epico Mahabharata, si dice che Krishna sia nato qui, nella vicina foresta tra Mathura e Vindravad. E fu qui che il giovane dio si racconta abbia sedotto schiere di donzelle e pastorelle (gopi) con il suo irresistibile buon umore e gioia di vivere. Krishna e il suo flauto traverso, viene tuttavia rappresentato accanto al suo grande amore, la divina Radha – il suo corrispettivo femminile. Ancora oggi, in aggiunta ai fedeli hindu, in questa città ogni anno si riversano schiere di Hare Krishna da tutto il pianeta a rendere omaggio a questi luoghi sacri, e seguire i precetti del mistico Caitanya Mahaprabhu che giunto qui dal Bengala nel 1500, diffuse il sankirtan o canto collettivo come mezzo attraverso il quale il devoto arriva a sperimentare l’estasi abbandonandosi completamente a Dio. Grazie agli insegnamenti di Caitanya Mahaprabhu, nacque negli anni ’70 il Movimento Hare Krishna (ISKCON). Vindravan è dunque un posto di gioia e allegra spiritualità.

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Tuttavia, secondo gli induisti, così come per città sacra di Varanasi (antica Benares), chi muore in questo luogo sacro può una volta per tutte raggiungere Dio e uscire dal ciclo infinito delle reincarnazioni mortali. Vrindavan ha così un dato demografico meno gioioso: è conosciuta come La Città delle Vedove che qui cercano la via di uscita dalle loro penose condizioni di vita e attendono la morte con triste rassegnazione. Molte vengono qui per sfuggire al brutale destino spesso riservato alle vedove indiane.

Vrindavan e le vedove

Tra le moltitudini di fedeli e turisti che affollano questa piccola città, non si può far a meno di notare le “vedove” vestite di bianco che elemosinano per strada o pregano nei templi. Si conta che a Vrindavan abitino oltre 6,000 vedove provenienti sia dalle campagne circostanti ma in gran parte dal golfo del Bengala, venute qui seguendo le orme del maestro Caitanya Mahaprabhu. Restano ancora inspiegabili le motivazioni che raccolgano qui tante vedove, specialmente dai villaggi orientali, a tanti chilometri di distanza. Alcune vengono in pellegrinaggio per dedicare gli ultimi anni al servizio di Radha/Krishna, ma molte altre vengono qui per sfuggire al brutale destino spesso riservato alle vedove indiane.

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Oggi le vedove in India non si immolano più sulle pire funerarie dei mariti, come accadeva in passato. La sati, cerimonia che vedeva le vedove arse vive accanto al marito defunto, fu abolita dagli inglesi già dal 1829, ma continuarono ad esserci molti casi sfuggiti alle autorità. Finché nel 1987 il governo indiano ha emanato Sati (Prevention) Act, 1987 che punisce con la pena di morte o l’ergastolo coloro che infliggono, supportano o costringere qualcuno a commettere sati.

Nelle zone più povere le vedove sono reputate portatrici di sfortuna e morte.

Il triste destino delle vedove hindu

Sopravvivere al rogo tuttavia non significa aver salva la vita, per le vedove indiane sopravvivere al proprio marito può essere ancora difficile. La religione hindu vuole che le vedove vivano in maniera modesta, vestite di bianco, rasandosi il capo e abbandonando qualsiasi vezzo, dagli orpelli, i monili. Persino i cibi dolci o speziati gli sono proibiti.

La loro presenza non è gradita nei villaggi d’origine e agli stessi familiari. Nelle zone più povere, oltre al peso economico, le vedove sono reputate portatrici di sfortuna e morte, a volte ritenute responsabili della morte dei loro sposi e, allontanate di casa, sono costrette a vivere di stenti.

Le vedove nella maggior parte delle zone rurali non hanno diritto all’eredità del marito né ad alcuna forma di sussidio.

Alcune organizzazioni non governative come Delhi Maitri aiutano a fornire cibo e riparo per alcune delle vedove. Ci sono quattro ashram governativi dove molte delle donne sono ospitate. Qui ricevono un minimo di assistenza, ma molte devono elemosinare per pagare per un alloggio e del cibo.

Le vedove e la solidarietà

In molti templi le vedove ricevono un “token” di una ciotola di riso e 25 Rupie al giorno per cantare i canti sacri di Krishna. Le vedove rimangono in questa città vivendo in miseria di ricordi e elemosina, aspettando il giorno della loro morte. Spesso i familiari – seppur contattati dalle autorità locali – si rifiutano a partecipare ai loro modesti funerali. L’ultima speranza per queste vedove è trovare qui, sulle rive dello Yamuna, la fine delle loro pene, sia terrene sia spirituali. E uscire per sempre dal ciclo delle sofferenze e delle reincarnazioni.

Tra le organizzazioni che si occupano della salute e di dare alloggio a queste vedove MAITRI-India è una ONG con base a Delhi, che sta lavorando per l’emancipazione di queste vedove e l’eliminazione della discriminazione e della violenza che milioni di vedove affrontano quotidianamente. Maitri-India gestisce una casa per 150 vedove fornisce loro elementi essenziali per la vita, compresi i pasti quotidiani, i supplementi nutrizionali, l’abbigliamento e l’assistenza sanitaria.

INFO VIAGGIO: RAJASTAN

Francesca Braghetta

I grew up in Italy between Liguria and Sardinia, by sea, but I lived in London for three years where I was a Fine Art student at Central Saint Martins - College of Art and Design. When I returned to Rome I graduated in Comics and Illustration for children, and worked as a graphic designer and freelance photographer for few years. I love outdoor sports: snowboard is my favourite. I like writing and taking photographs, and in 2013 I started this travel blog. I have always been a curiosus person and I love travelling: I have visited 22 countries so far! I speak 3 languages fluently and I'm currently studying Chinese: 大家好!我叫晨光。I use a good old Canon 5D...

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