IN BIRMANIA CON LE CROCS

 

Certo non ero elegantissima in Birmania con le mie crocs di gomma nere e bianche, le “scarpe da infermiera”, per intenderci. Ci ho aggiunto pure una spilletta con la faccia di Elmo di Sesame Street… ed ero, se possibile, ancora più ridicola. 

Sui bimotori dei voli interni il massimale da imbarcare è di quindici chili così nel preparare lo zaino non ho avuto dubbi. La praticità vince sull’eleganza, gli scarponcini da trekking del perso di circa 1,5 chili sono rimasti a Roma mentre le CROCS da 200 grammi mi hanno seguita nel Sud-est Asiatico.

“Seguito” si fa per dire, erano più le volte che le parcheggiavo fuori da una pagoda che quelle che le avevo ai piedi. In Birmania avrò visitato circa 200 tra templi, pagode e luoghi sacri, salito migliaia di scalini. Sempre scalza. Per più di 10 volte al giorno ho dovuto mettere e togliere scarpe: il piede dev’essere nudo in presenza di luoghi religiosi e per rispetto, anche nelle case, in alcuni negozi etc.

TRENO

Sul treno notturno da Yangon a Mandalay ho prenotato una cuccetta di prima classe con aria condizionata. Ho pensato: pago di più, magari il servizio è migliore… Ma lo standard birmano è assai basso e le cuccette di lusso sono comunque modeste. Ho scelto la cuccetta di sopra per avere più privacy ma durante la notte, complice una birra Myanmar da 66cl. tracannata al vagone ristorante, sono dovuta salire e scendere tre volte per andare al bagno. Benedette CROCS, sempre pronte a terra ad accogliere i miei piedi nel buio del treno che sobbalzava!

Non ho rimpianto quella birra però, per raggiungere il ristorante infatti, si deve attraversare TUTTO il treno, passando per le cuccette di II e di III classe fino a una classe X indefinibile dove ci sono i sedili forse più scomodi mai visti: novanta gradi esatti di schienale e stretti da non permettere di sdraiarsi. Una successione di gironi danteschi, tra passeggeri sempre più miseri e latrine sempre più allagate… L’umanità birmana divisa per classi e portafoglio. Dai militari ai monaci ai lavoratori delle ferrovie.

TRAGHETTO

Io e le mie CROCS il primo dell’anno ci siamo svegliati prestissimo: è domenica e il traghetto pubblico tra Mandalay e Bagan parte alle 5am. Il battello ha due piani, un motore diesel e un tetto in lamiera ondulata. Impiega 14 ore per coprire un tragitto di 100 miglia, in compenso costa appena dieci dollari.

Alla partenza era già pieno di gente: pendolari di ritorno nei loro villaggi, monaci avvolti in drappi rosso porpora e cappelli di lana, e pochi backpackers. I turisti di solito preferiscono il comodo volo diretto della Mandalay Airways.

Sul ponte coperto la parte calpestabile é un corridoio di assi di legno per appena trenta centimetri di larghezza, il resto della superficie é occupato da stuoie che ospitano famiglie accucciate tra fagotti e cibarie.

Nel giro di poche ore ci si conosce tutti.

A quelli che mi sorridevano, ho fatto una foto per poi fermarmi a fargliela rivedere sul LCD della mia Canon. Mi facevano cenno di accomodarmi sulle loro stuoie lise, mi guardavano la lunga treccia castana o mi offrivano del riso e ceci in piccole gamelle di alluminio. A ogni nucleo familiare mi accucciavo per socializzare a gesti e sorrisi. Poi mi rimettevo le CROCS e proseguivo. Ogni stuoia era come una piazzola del campeggio: un giardinetto ben tenuto, un piccolo mondo in cui entravo con rispetto.

Ho tirato fuori il bustone azzurro di plastica condominiale con cui copro lo zaino in caso di polvere o pioggia, e l’ho steso anch’io sul ponte. Mi sono seduta ed ho organizzato il mio “giardinetto” disponendo zaino e fagotti. Ho salutato i nuovi vicini, offrendo anch’io quello che avevo: gomme alla menta e sorrisi per tutti.

Le CROCS rispettosamente “parcheggiate” fuori, accanto ai sandali consumati dei birmani.

IN BAGNO

Fa caldo in Birmania, anche quando da noi fa freddo. Fa caldo e i piedi sudano. Si è tentati di mettersi i sandali infradito, come gli asiatici. Ma poi bisogna andare al bagno, e i bagni in Birmania sono SEMPRE alla turca e sempre allagati… Con gli anni ho imparato che sandali aperti e i bagni alla turca non vanno d’accordo, una piccola grande massima. Le clogs sono semi-aperte ma se calcoli bene la profondità dell’acquitrino e la distanza dal buco, il piede resta asciutto…

MONTE POPA

Il Monte Popa, a 70 km da Bagan, è meta di pellegrinaggio dei birmani che ancora professano culti animisti, l’adorazione dei Nat (spiriti del bene e del male). Qui si trova la statua del trentasettesimo Nat, lo Spirito di congiunzione tra l’animismo al Buddhismo. Per trovarla bisogna salire una scalinata di 777 gradini piastrellati con orribili maioliche anni ’60. Ovviamente le scarpe bisogna lasciarle ai piedi del monte dove – tra l’altro – vive una comunità di scimmie tutt’altro che stitiche. Si procede con cautela, lo sguardo a terra a evitare gli escrementi ma anche il contatto visivo con le orribili bestie: guai a fissarle negli occhi, impazziscono di rabbia e mostrano i lunghi canini in un ringhio terrificante.


Io odio le scimmie. Ti saltano addosso quando meno te l’aspetti e ti rubano le cose che sporgono. Poi sono sporche. Anche i miei piedi in viaggio sono sempre sporchi ma alla fine della giornata, in albergo, con una doccia calda e una piccola pietra pomice, tornano lisci e puliti.

Le CROCS, invece, a bagno nel ®Amuchina…

Donazione al Monte Popa
Donazione al Monte Popa

CONCLUDENDO…

Le Crocs NON sono certo scarpe da passeggio né da trekking, però sono facili da mettere e ancor più da togliere. Se avessi avuto timore di sporcarmi i piedi, mi sarei persa tutti questi incontri e questi ricordi della Birmania. Se avessi esitato anche un solo attimo nell’entrare e uscire dalla vita dei birmani e del loro culto, avrei perso questo modo di viaggiare fluido e aperto.

I piedi finalmente liberi, hanno seguito l’occhio e non il cervello. FOOTLOOSE!

Foto: FACES OF BURM

Info viaggio: Birmania Breve

 

Francesca Braghetta

I grew up in Italy between Liguria and Sardinia, by sea, but I lived in London for three years where I was a Fine Art student at Central Saint Martins - College of Art and Design. When I returned to Rome I graduated in Comics and Illustration for children, and worked as a graphic designer and freelance photographer for few years. I love outdoor sports: snowboard is my favourite. I like writing and taking photographs, and in 2013 I started this travel blog. I have always been a curiosus person and I love travelling: I have visited 22 countries so far! I speak 3 languages fluently and I'm currently studying Chinese: 大家好!我叫晨光。I use a good old Canon 5D...

7 pensieri riguardo “IN BIRMANIA CON LE CROCS

  • 19 gennaio 2012 in 16:12
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    …la Birmania dal punto di vista di un paio di piedi… Moooolto fetish! Oltre a vari birmani hai incorciato numerosi birpiedi:-)) Mai piu’ azzeccate di qua le tue caratteristiche foto di paesaggi con cornice podologica! Il sig. Clogs dovrebbe assumerti alla comunicazione: hai trasformato una scarpaccia di plastica da corsia ospedaliera nell’icona del viaggio low profile alternativo sano aperto multiculturare freakkettonissimo! La tolfa del nuovo millennio… Insomma non bisogna aver paura di sporcarsi le mani per conoscere il mondo: e neanche i piedi!

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  • 21 gennaio 2012 in 13:39
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    molto carina l’idea di associare le scarpe al racconto di viaggio,fa molto forrest gump!!!scherzi a parte mi è piaciuto molto il tuo modo di raccontare la Birmania,amo il fascino del sud est asiatico che ho comincato a visitare dalla Thailandia,adesso sto progettando un viaggio in cambogia e non vedo l’ora di partire tra qualche mese,dopo aver raccimolato soldi a sufficienza!!!
    Se ti va passa a dare un occhiata al mio piccolo blog mi farebbe piacere!!
    one love
    mondoteo

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  • 27 gennaio 2012 in 07:40
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    Ah ah ah bellissimo resoconto! E ora, una domanda da totale ignorante: ma le CLOGS e le CROCS sono tanto diverse tra loro? @___@

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  • 15 febbraio 2012 in 13:55
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    bellissimo racconto!
    mi è piaciuto moltissimo il tuo modo di raccontare il viaggio dal un punto di vista un po insolito 🙂

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  • 22 febbraio 2013 in 22:50
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    Delle foto S – T- U – P- E – N – D – E! Complimenti, davvero. Alcune mi hanno ricordato Steve Mc Curry, che io adoro! Usi una canon?

    Risposta

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