LAOS ETNICO

img_5420Il Laos è un piccolo paese  stretto tra i “giganti” del turismo internazionale e che ancora nasconde dei tesori poco esplorati.

Per chi ha già visitato gli splendori di Angkor in Cambogia, le mille pagode dorate della Birmania o ammirato i colori saturi della Tailandia, apprezzerà di un viaggio attraverso il Laos settentrionale l’aspetto fortemente etnografico: la possibilità di mescolarsi con le popolazioni locali, l’indolente fissità e la polverosa (o fangosa a seconda delle stagioni) arretratezza dei villaggi rurali dell’Indocina ancora pre-occidentalizzata. Un diamante grezzo,  ancorato al passato e incastonato tra i paesi ruggenti del Sud Est Asiatico.

Il viaggio in Laos è un viaggio adatto a chi vuole immergersi nel lento scorrere di vita semplice, tra sorrisi spontanei e ritmi lenti, per chi per una volta NON vuole VISITARE un paese ma anche VIVERLO.

Imbarco dal confine della Thailandia
Chiang Kong

Con un volo interno da Bangkok a Chiang Rai (a Nord della Tailandia), si può arrivare nel Laos settentrionale via terra. Da Chiang Rai con poco meno di due ore di pulmino o bus pubblico si raggiunge Chiang Khong – città di confine e in un baleno e con pochi dollari, attraversare in lancia il Mekong che separa il Laos dalla Tailandia. Sull’altro lato c’è Houay Xay dove si prende il visto laotiano: servono 35US$ e una foto tessera e compilare due moduli di ingresso, l’operazione richiede un pò di pazienza e almeno 30′. Finalmente in LAOS, un paese dove il tempo sembra si sia fermato a cent’anni fa. img_5383Un paese dove la dittatura comunista, grazie ad una complessa burocrazia statalista mediante tasse, limitazioni e stretti controlli della polizia turistica (sui gestori, non sui turisti…), non fa che rallentare l’apertura al turismo di massa e di fatto tiene a freno la trasformazione commerciale che i paesi limitrofi come il Vietnam, la Cambogia e Tailandia stanno già subendo.

Per apprezzare a pieno il Laos, ho diviso il mio viaggio in 3 tappe: arrivando da Houay Xay fino a Ngong Kiaw via terra per attravere i villaggi del Nam Ha NPA (Nam Ha National Protect Area): villaggi anonimi ma di etnie ben distinte. Qui la mancanza collegamenti stradali e la loro difficile percorrenza (spesso allagate e fangose) se da una parte rende difficili i viaggi via terra, dall’altra ha favorito l’insediamento ed il mantenimento di comunità chiuse e esclusive. Ogni villaggio che ho incontrato era abitato interamente da una distinta etnia: Hmong, Lao Loum, Khmu, Han (o Hakka).

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Nei villaggi del Nord non si incontrano templi o pagode degni di nota: la maggior parte delle etnie è infatti animista ed i riti vengono propiziati da uno sciamano in forma molto riservata. img_5472La religione animista assegna una forma esistenziale di livello superiore ad ogni entità fisica di notevoli proporzioni o di vitale importanza come una montagna o un fiume.
A livello più individuale, oltre al concetto di anima (vitale) già noto nelle religioni occidentali nonché all’Induismo (ma non al Buddismo), l’animismo individua un’entità più impersonale che si lega ma non si identifica completamente con la nostra persona. Questa sorta di anima “impropria” o “esterna” vive in noi, o meglio “con” noi qualora il nostro spirito sia vigoroso, sano, felice ed in equilibrio psichico. Lo sciamano ha dunque la funzione di medico nel senso di curatore del corpo e dello spirito. Le feste animiste si svolgono in occasione del capodanno di ciascuna etnia ed è opportuno consultare il calendario astrale per trovarsi qui in quei giorni e godere dello spettacolo dei villaggi in festa.

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Il tratto di viaggio da Ngong Kiaw a Luang Prabang si svolge via fiume, in strette lance colorate o in battelli pubblici che però sono soggette a ritardi e cancellazioni in periodi di abbondanti piogge.

Navigando lungo il verde Nam Ou si apprezzano le maestose montagne ricoperte di palme e una fitta vegetazione, i costoni a picco sull’acqua, i campi coltivati a verdure sulle secche invernali, i bambini che giocano sull’arenile e piccole imbarcazioni di pescatori. Anche qui le soste lungo il fiume offrono la possibilità – di effettuare trekking giudati attraverso i villaggi più remoti e per questo meno esposti al mutamento causato dal turismo di massa. Diverse sono le associazioni che conducono piccoli gruppi di viaggiatori attraverso questi trekking assicurando agli abitanti dei villaggio entrate economiche ma controllo del flusso turistico. Spesso i proventi vengono utilizzati per iniziative di cui giova l’intera comunità come scuole o rifornimenti di medicinali.

Termina il viaggio a Luang Prabang che mi accoglie come un caldo miraggio
dopo tutto questo “poco-occidente” che ho vissuto, per passeggiare senza fretta tra vecchie case coloniali francesi
dalle verande eleganti, scoprire piccoli tempi buddisti in giardini segreti e ben curati, riposarci negli ombreggiati lungofiume ad ammirare estemporanei e labili ponti di bambù. Soste a bere caffè laotiano per strada, a visitare una delle tante le ONG che promuovono alfabetizzazione nei villaggi remoti come la COMMUNITY LEARNING INTERNATIONAL .

Red Cross Luand Prabang – massages

oppure concedersi un semplice massaggio alla Croce Rossa Laotiana (massaggi economici ma molto ben fatti!) i cui proventi sostengono il pronto soccorso della città e i programmi di educazione alla salute.

Fino ai più prosaici acquisti di souvenir di artigianato nel mercato notturno, ai dolci e alle baguette farcite presso le bancarelle in Sisavangvong Road, per poi trovarsi a rimpiangere tutta quella “noiosa pace” del vero Laos che ci è lasciati alle spalle, su al Nord.

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Una cittadina dalla struttura elegante e immobile anche se resa caotica dalle masse di turisti che dalla Tailandia sopraggiungono con comodi voli. L’antica città dell’Impero dei Mille Elefanti offre infatti a pigri occidentali un punto di partenza per esotiche ma comode escursioni sedicenti eco-sostenibili, eco-compatibili, eco-chic organizzate dalla miriade di agenzie (gestite da quegli stessi turisti occidentali che qui vengono a svernare dai loro paesi freddi e tecnologici), mentre a chi come me che vi arriva come tappa finale, attraversando il “vero” Laos, si offre ricca e rigogliosa come un vero miraggio il cui caos fa rimpiangere quella spettacolare fissità assaporata scendendo da nord. E adesso tanto più apprezzata…

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LE MIE FOTO: LAOS ETNICO

INFO VIAGGIO: LAOS BREVE

Francesca Braghetta

I grew up in Italy between Liguria and Sardinia, by sea, but I lived in London for three years where I was a Fine Art student at Central Saint Martins - College of Art and Design. When I returned to Rome I graduated in Comics and Illustration for children, and worked as a graphic designer and freelance photographer for few years. I love outdoor sports: snowboard is my favourite. I like writing and taking photographs, and in 2013 I started this travel blog. I have always been a curiosus person and I love travelling: I have visited 22 countries so far! I speak 3 languages fluently and I'm currently studying Chinese: 大家好!我叫晨光。I use a good old Canon 5D...

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