UN’AGNOSTICA A VARANASI

A Luglio e durante tutta la stagione dei monsoni i devoti del Dio Shiva partecipano al Kanwar Yatra: comitive di pellegrini vestiti di arancione – tra cui moltissimi giovani uomini di varie estrazioni sociali – intraprendono lunghi cammini dalle loro città, armati di kanwar (bastone portato a tracolla e che non deve mai toccare terra) alle cui estremità pendono 2 anforette in plastica o metallo che riempiranno per riportare a casa l’acqua sacra del Fiume Gange – o di uno dei suoi affluenti. Si conta che ogni anno il pellegrinaggio coinvolga oltre 6 milioni di fedeli.

A Varanasi, la città sacra sul Gange, il numero dei pellegrini raggiunge delle cifre strabilianti, e a colpo d’occhio le rive e i Ghat della città si ricoprono di un brulichio arancione.

INDIANS 2015-6055

Io ero al mio terzo pellegrinaggio a Varanasi, avevo già visitato il Ghat delle cremazioni (Manikarnika Ghat), il tempio d’oro e quello nepalese, i santuari hindu, il chowk (quartiere commerciale), i vicoli sporchi e caotici, le fabbriche di seta e i bazar musulmani delle stoffe. Fatto incetta di sari e bangles, orecchini di finto oro “modello Bollywood”, fatto foto dalle barche e visto lo spettacolo-preghiera al tramonto dal Dasaswamedh Ghat.

INDIANS 2015-6024Avendo dunque fatto tutto il tour “profano” consigliato dalle guide turistiche, un po’ per dovere di cronaca e un po’ per sentimentalismo, ho scelto di vivere il Gange e l’induismo più da vicino e, trovandomi qui nel mese propizio, ho voluto mescolarmi ai pellegrini e agli hindu, alle vedove rasate, ai Sadhu mendicanti e agli anziani accattoni che aspettano il loro turno ai crematori sul Manikarnika Ghat. Ho scelto un alloggio a buon mercato con affaccio sul Gange e a due passi dai Ghat più frequentati dai pellegrini ed ho partecipato ad una vera puja chiedendo a Ghopal Pandit, una vecchia conoscenza, di officiare una cerimonia sul Gange per me e il mio compagno di allora.

Tra curiosità e misticismo, nascondendo lo scetticismo cinico-romano, ci siamo recati in casa di Ghopal, un bramino molto rispettato nella Vecchia Varanasi, che sebbene si guadagni da vivere conducendo i turisti per le vie della vecchia Kashi (nome con cui gli indiani si riferiscono alla Città Illuminata) con il suo passo spedito e un aplomb dignitoso, resta principalmente un sacerdote hindu. Parla un discreto inglese e fa lunghe pause come a cercare di tradurre i concetti arcaici di una religione primordiale come l’induismo in una lingua stitica e asciutta quale l’inglese. Durante le pause ti fissa negli occhi intensamente, ma senza mettere in imbarazzo l’interlocutore, poi , quando fai cenno di capire il concetto, annuisce emettendo dei suoni compiaciuti: “Aaagh! Mmh!”, come fanno spesso i giapponesi.

Ghopal Pandit

Mr. Pandit ha un’età indefinibile tra i 60 e i 80’anni e ci riceve sull’uscio della sua dimora in canottiera bianca da cui si intravedono i cordini dei sacerdoti bramini (yajnopavita), in vita il dhoti e infradito rossastre lise. Ci offre un chai mentre studia il nostro quadro astrologico fatto di numeri e parole sanscrite. Alla fine ci dice che il nostro numero fortunato è il 24 ma anche il 21 o il 19 e il giorno propizio il mercoledì!

Per quanto riguarda la puja, – l’offerta – questa va effettuata al mattino presto, prima che i fiori appassiscano e le frutta marcisca e ci indica tutti gli elementi che vanno acquistati per le offerte alla Mother Ganaga. A noi il compito di acquistare la frutta: 5 frutti di 5 tipi diversi, che siano dolci e assolutamente non aspri. La ricerca di frutta fresca tra i vicoli di Varanasi sarà essa stessa un’avventura: in India durante i monsoni la varietà di frutta si limita al mango e mango e…mango!

INDIANS 2015-6005

Lui provvederà al resto.

INDIANS 2015-6083L’indomani, puntuali alle 7 del mattino, a stomaco vuoto e ben lavati – come si era raccomandato, incontriamo Ghopal nei pressi del Manikarnika Ghat, dove è solito esercitare i suoi servizi. Ha con sé due buste piene d’incensi profumati e altri piccoli tesori, più suo nipote che lo assiste nei servizi e che lui stesso sta iniziando alla pratica del sacerdozio. Ha portato anche una noce di cocco su cui è dipinto in arancione un volto che – dice – rappresenta una divinità propiziatoria di cui non ho registrato il nome.

Dopo aver disposto due piccole stuoie sull’ultimo scalino asciutto in riva al Gange ci indica i piedi e intima: “Shoes off!” e ancora “Socks off!”. Oddio – pensiamo – fa che non ci chieda di immergerci nelle acque putride di questo fiume… Ma restiamo seduti sullo scalino asciutto e solo i piedi sono a mollo.

INDIANS 2015-6100Inizia la preghiera vedica e ogni tanto Ghopal interrompe il mantra a spiegare in inglese cosa sta chiedendo al Sacro Fiume poi ci passa uno a uno gli elementi da gettare in acqua. A turno e necessariamente con la mano destra, poi alcuni insieme “mano su mano”, lasciamo cadere in acqua i fiori, la porpora, il lassi (yogurt fatto con latte di bufala) e il latte, ripetendo anche noi il mantra. Facciamo dei cerchi con i rametti d’incenso e guardiamo le nuvole profumate levarsi in aria. Le piccole ghirlande di gelsomini bianchi invece restano a galleggiare tra i raggi e i riflessi del fiume, che oggi – complice la suggestione mistica e l’alzataccia – mi sembra quasi meno sporco del solito. E’ il turno del nipote di Ghopal, è serio e magrissimo ma cerca di darsi un tono portando i baffi da adulto. A un cenno del nonno inizia a recitare un lunghissimo mantra senza prendere fiato. La nenia dura più di un assolo di Claudio Baglioni e sono siceramente preoccupata, ma sul finale interviene il nonno e il ragazzo può riprendere a respirare.

Finalmente è il turno di lanciare nel Gange il cocco-con-la-faccia, mi viene da sorridere e ripenso a Tom Hanks quando gli cade la palla-Wilson in acqua: “Wilson, I’m sorry, Wilson…Wilsoooooon!!!” (Cast Away)

Alla fine della puja, Ghopal ci infila al collo due ghirlande di gelsomini, calendule arancioni e roselline rosse, sono due ghirlande lunghe e profumate e nel farlo ci fissa a lungo negli occhi poi ci benedice augurandoci molta felicità: “Aaagh! Mmmmh!“.

Con i fiori al collo mi sento quasi alle Hawaii o a Fantasilandia, mi giro verso il mio amico e mi scappa un: “ALHOA!!!”. La verità è che mi ero molto commossa, forse perchè – come Woody Allen – sono agnostica ma credo un po’ anche nell’ateismo…

INFO: per mettersi in contatto con Ghopal che non possiede telefono né internet, potrete contattare suo figlio Prakash via email. o al cellulare anche via Whats’App +919839136949.

Per vedere le mie foto, visita il link: FOTO INDIANS – RAJASTAN 2015

Documentario su Varanasi di Gianfranco Rosi: BOATMAN

Francesca Braghetta

I grew up in Italy between Liguria and Sardinia, by sea, but I lived in London for three years where I was a Fine Art student at Central Saint Martins - College of Art and Design. When I returned to Rome I graduated in Comics and Illustration for children, and worked as a graphic designer and freelance photographer for few years. I love outdoor sports: snowboard is my favourite. I like writing and taking photographs, and in 2013 I started this travel blog. I have always been a curiosus person and I love travelling: I have visited 22 countries so far! I speak 3 languages fluently and I'm currently studying Chinese: 大家好!我叫晨光。I use a good old Canon 5D...

2 pensieri riguardo “UN’AGNOSTICA A VARANASI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *