CAMBOGIA, NON E’ UN PAESE PER VECCHI

Colonizzata dai Francesi, nel 1953, la Cambogia diventa uno Stato indipendente sotto la guida del principe Norodom Sihanouk, rovesciato successivamente nel 1970 da un colpo di Stato del generale Lol Non, appoggiato dagli Stati Uniti. Dopo una dura campagna contro i comunisti e i vietnamiti presenti nel Paese, nel 1975 il potere passa ai Kmer Rossi, un piccolo gruppo di estrazione leninista popolare soprattutto nelle zone rurali del nord, che proclama la Repubblica della Kampucea Democratica. Fino a quel momento la popolazione era composta per l’80% dall’etnia Kmer. Le principali minoranze erano: i monaci buddisti (60.000 circa), i musulmani Cham (100.000 circa), i cattolici, i vietnamiti e i cinesi che controllavano quasi totalmente il commercio. Il bilancio complessivo delle persecuzioni rimane incerto per la carenza di documentazione. Il numero delle vittime è stato stimato tra 1.500.000 e 1.800.000. Considerando che la Cambogia all’epoca contava circa 7.500.000 abitanti, il tasso di mortalità media rilevato tra il 1975 ed il 1978 oscilla tra il 20% e il 29% della popolazione. I Kmer Rossi, spinti dalla necessità di trovare sempre nuovi “nemici oggettivi”, sterminarono la popolazione seguendo il criterio della dicotomia città/campagna e, in subordine, quello temporale, che distingueva tra “nuovi”e “vecchi cittadini”. Sommati tra loro, i due criteri produssero un tasso di mortalità pari a circa il 40%, tra gli abitanti delle zone urbane, mentre in quelle rurali la media si attestò attorno al 10%. Dal 1975 e il 1979 in Cambogia sono stati arrestati, trucidati e sepolti in fosse comuni circa 2 milioni di persone ma se ne contano altrettanti, morti di stenti nei campi di lavoro forzati e a causa delle mine. Mentre Bill Gates fondava la Microsoft e a Roma veniva rapito Aldo Moro, all’indomani della ritirata delle truppe US dal Viet Nam, Pol Pot, al secolo Saloth Sar, metteva in atto un piano diabolico: riportare la Cambogia ad antichi splendori. Non erano però gli splendori dei palazzi di Angkor e delle apsaras, le danzatrici celestiali alla reggia dei re quelo che aveva in mente. La Cambogia doveva ritrovare le sue radici rurali di quando le piene del Mekong allagavano sconfinate risaie e uomini e donne lavoravano nei “rice paddies”. Secondo Pol Pot, la modernità importata dalle radio e le televisioni, dai militari e dai corrispondenti esteri di base a Phnom Penh,  aveva corrotto il Paese. Ispirandosi alla Rivoluzione Culturale cinese, instaurò in Cambogia una dittatura pseuo-comunista facendo evacuare le città per ripopolare le campagne dove furono istituiti campi di lavori forzati. La capitale Phnom Penh per diversi anni restò deserta, una “città fantasma”, cone si vede in questo video:

Le famiglie vennero divise e i bambini separati dai genitori e allevati dall’Organizzazione. Coloro che si opposero, vennero trucidati con spietata leggerezza.  Sparì un’intera classe dirigente di professionisti, medici, professori e insegnanti,  gli artisti. Chiunque sapeva leggere e scrivere venne visto con sospetto e arrestato e torturato. Si salvarono solo i contadini e i bambini. D’altro canto il governo dei Khmer Rossi ripeteva spesso attraverso la radio che la nuova utopia comunista necessitava solo di un milione o due di persone; per gli altri valeva il proverbio del “Tenervi non comporta alcun beneficio, eliminarvi non comporta alcuna perdita”.

Oggi in Cambogia il 50% della popolazione è al di sotto dei 18 anni, il 90% al di sotto dei 40 e per la maggior parte analfabeta. Gli anziani sono una rarità e molti non hanno ancora ritrovato i propri figli. A fare le foto ai cambogiani, ci si vergogna un po’. Ci si vergogna di celebrare ogni 27 Gennaio le vittime dell’olocausto e non osservare neppure 30 secondi di silenzio per tutti i morti nel Sud-est asiatico. Ci si vergogna per tutti quei bambini-soldato cresciuti senza genitori che ai propri figli non sanno cosa insegnare. Per le ossa senza nome accatastate nelle teche di vetro al Choeung Ek Memorial di Phnom Penh. In colpa davanti ai mutilati e agli storpi saltati sulle mine ancora attive che Pol Pot aveva fatto disseminare per l’intero territorio per immobilizzare e terrorizzare la popolazione e che chiamava “i miei soldati perfetti”. Sono le S-mine, che durante la II Guerra Mondiale quei bontemponi dei soldati americani hanno simpaticamente ribattezzato Bouncing Betty (Betty la salterina). Quanti genocidi silenziosi si perpetuano ogni anno nel mondo: in Africa, in Sud America,  in Oriente… Ma chissà perché, noi occidentali ci commuoviamo solo per le vittime “caucasiche”.

REPORTAGE FOTOGRAFICO

FILM: The missing picture http://www.youtube.com/watch?v=3tZL5S5thvs

INFO VIAGGIO: Cambogia Breve

Francesca Braghetta

I grew up in Italy between Liguria and Sardinia, by sea, but I lived in London for three years where I was a Fine Art student at Central Saint Martins - College of Art and Design. When I returned to Rome I graduated in Comics and Illustration for children, and worked as a graphic designer and freelance photographer for few years. I love outdoor sports: snowboard is my favourite. I like writing and taking photographs, and in 2013 I started this travel blog. I have always been a curiosus person and I love travelling: I have visited 22 countries so far! I speak 3 languages fluently and I'm currently studying Chinese: 大家好!我叫晨光。I use a good old Canon 5D...

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